Lettera contro il voto di scambio

Cari amici dell'Azione Cattolica,

ho ricevuto la vostra lettera aperta indirizzata ai candidati sindaco e prima di ogni altra cosa vi esprimo il mio più autentico ringraziamento per la positiva pressione civica che continuate ad esercitare su di noi in questa campagna elettorale. Per quanto mi riguarda, non aspettavo altro, e sentire il mondo dell'associazionismo così vigile e partecipativo rispetto a questa competizione elettorale mi fa comprendere ulteriormente la solennità di questo momento per la città.

Siamo, finalmente, alle porte di un cambiamento vero, radicale e non più rinviabile a data da destinarsi. E per la prima volta dopo molto tempo questo cambiamento non viene delegato a questa o a quella forza politica, a questo o a quel candidato al consiglio comunale che figura sui “santini” che in questi giorni, come in ogni tornata elettorale, si scambiano come figurine agli angoli delle strade. Il cambiamento è un bene collettivo, nelle mani di tutta la città. L'urgenza di una comunità che preme ai cancelli di un palazzo finora blindato e troppo adombrato da opacità e illegalità diffuse che hanno impoverito e desertificato Molfetta dal punto di vista morale e materiale, in questi ultimi lunghi anni.

Sono molto grata all'Azione Cattolica per aver avviato la sua opera di sensibilizzazione sul voto libero e responsabile quando ancora la campagna elettorale non era iniziata. La vostra campagna nelle scuole contro il voto di scambio, assieme al codice etico che avete proposto a chi, come me, è impegnato in prima persona in questa competizione, è stata un “fertilizzante etico” che ha preparato la nostra umile semina elettorale.

Qualche consigliere comunale più esperto è solito ripetere sempre la stessa frase: “Non esiste la qualità del voto, esiste solo la quantità”. Oppure, ancora: “I voti non si pesano, si contano”.

Bene, questo ragionamento non mi ha mai convinto e sapervi “guardie del corpo elettorale”, in vista delle prossime amministrative, mi rasserena non poco e mi conforta.

Quello che, infatti, vedo all'occhio nudo in queste settimane, è che la barbarica pratica della raccolta del voto non attraverso il confronto tra le idee ma attraverso lo scambio di favori di vario genere, è ancora radicata e diffusa nella classe politica cittadina o in chi aspira a farne parte. La prassi più volgare che mi viene costantemente segnalata in queste ore è questa: bande di “procacciatori di rappresentanti di lista a pagamento” sguinzagliate all'uscita delle scuole superiori. Si offrono pochi euro per una giornata ai seggi, mistificando la richiesta di consenso elettorale con una “offerta di lavoro”. Naturalmente, a garanzia di tutto, si chiede nome, cognome e seggio elettorale e, in alcuni casi, anche una lista di alcuni amici “vincolati” a votare per un certo consigliere-finto datore di lavoretto. In sostanza, ti pagano il “lavoro” se tu garantisci il tuo voto o anche un altro gruzzolo di voti amici. “Meglio che andare a lavorare una serata in un pub”, mi ha detto una ragazza che ho incontrato ieri, visibilmente in buona fede, convinta davvero di trovarsi davanti a una banale offerta di collaborazione lavorativa. “I miei genitori sono arrabbiati con me perché ho detto no”, ha aggiunto una sua amica, che ha invece riconosciuto il carattere illecito dell'offerta. Io stringo i pugni dalla rabbia quando immagino quelli che fuori ai cancelli delle scuole, osano offrire briciole velenose ai nostri ragazzi.

Tentano di inquinare il primo voto dei diciottenni, che è una cosa sacra e bella, che dovrebbe profumare di borotalco e non di denaro e raggiri. A volte, spesso, ci riescono anche, tenendo la generazione che dovrebbe promuovere cambiamento e rinnovamento in catene tramite il denaro, marciando sull'antipolitica galoppante che sta togliendo ossigeno al senso civico proprio di ogni giovane generazione.

Ma gli abboccamenti e gli scambi da suk non riguardano solo le giovani generazioni. Ci giungono segnalazioni incredibili, in queste ore, che vanno dal solito buono di benzina fino alle gite gratis.

Queste pratiche sono note a tutti ma nessuno è disposto a denunciare ed è questo lo scoglio più grande che abbiamo davanti in queste settimane. Vediamo e sappiamo ma siamo inermi. O quasi.

Io ho deciso di fare alcune piccole cose, seguendo il vostro buon esempio, perché non sono abituata a girare la testa dall'altra parte. Ho deciso, ad esempio, di scrivere al Prefetto, chiedendogli di attenzionare Molfetta nelle prossime settimane e certa che la massima vigilanza su ogni pratica illecita è già esercitata da parte del Commissario straordinario, Giacomo Barbato.

Ho deciso anche di convocare tutti i 96 candidati al consiglio comunale che mi sostengono per comunicare loro ufficialmente la mia adesione al vostro codice etico e alle indicazioni della vostra lettera aperta. Ho chiesto a tutti, con la massima fermezza di non pagare i rappresentanti di lista e di pubblicizzare i curriculum dei nostri candidati al consiglio comunale, di cui possiamo andare ben fieri: nessun procedimento giudiziario in corso né legato alla loro precedente attività amministrativa, come si può verificare nome per nome. E abbiamo scelto di sigillare in un incontro pubblico svoltosi lo scorso 1 maggio il nostro impegno contro il voto di scambio.

Anche sul tema delle politiche di partecipazione, ci sentiamo perfettamente in linea con ciò che scrivete, come è possibile verificare da quanto scritto sul nostro programma, trasparentemente pubblicato da molti giorni sul sito www.paolanatalicchiosindaco.it

La partecipazione dei comitati di quartiere all'attività della prossima amministrazione è non solo auspicata, ma obbligatoria. Il prossimo sindaco dovrà operare capovolgendo il modello “imperiale” degli anni del centrodestra azzolliniano e avvalendosi della consulenza permanente dei cittadini, unici interpreti assoluti dei bisogni più profondi della città. Se questa pratica vale in assoluto, vale tanto più per quel che riguarda due settori strategici della vita amministrativa, in questi anni ammorbati dal malgoverno: quello delle politiche culturali e quello delle politiche sociali.

Noi ripristineremo l'assessorato alla cultura, assente in città da 12 anni, e affiancheremo al nuovo assessore un Forum delle associazioni e dei movimenti che in città, in questi anni aridi, hanno saputo comunque far resistere e fiorire la creatività e il talento artistico, sistematicamente silenziati dall'incultura dei grandi eventi a pagamento, transennati alla cittadinanza che non poteva o voleva pagare il biglietto. E noi rilanceremo un assessorato alle politiche sociali che capovolga il modello dell'assistenza sostituendolo con quello dell'accoglienza e dell'ascolto, grazie anche alla nascita di una Consulta delle associazioni dei familiari dei malati o delle persone con fragilità e degli infaticabili protagonisti del nostro volontariato. È evidente che queste buone pratiche di elaborazione politica partecipata vanno estese anche al settore delle politiche giovanili e anche a quello, strategico, del bilancio comunale.

Trasperanza, legalità e beni comuni sono gli ultimi punti su cui ci incalzate. La gran parte dei vostri spunti sono argomenti specifici del nostro ultimo paragrafo di programma, in cui trovate nero su bianco il mio impegno su un'anagrafe degli eletti, su un progetto di “Molfetta Open Data” volto proprio a favorire partecipazione e controllo, e su un accesso sempre maggiore alle attività del consiglio comunale, grazie anche all'uso sistematico della diretta streaming. I Giovani democratici, su questo versante, hanno arricchito il programma di coalizione con uno specifico opuscolo diffuso in piazza alcuni giorni fa in cui altre vostre sollecitazioni, come l'adesione alla Carta di Pisa, sono esplicitamente richiamate. Non c'è dubbio anche che l'urgenza di incrementare l'impegno antimafia a Molfetta non sia più rinviabile e non possa essere slegato dal rilancio anche della nostra economia, che conosce purtroppo e troppo spesso il ricatto del racket e delle infiltrazioni illecite, come denunciato ripetutamente da alcune importanti realtà dell'associazionismo locale, con cui la nostra collaborazione operativa è già iniziata.

Concludo estendendovi un invito concreto e cioè chiedendovi ufficialmente una collaborazione attiva in queste ultime settimane nella segnalazione di episodi legati al voto di scambio e di un presidio operativo il 26 e 27 maggio (così come in un eventuale turno di ballottaggio) di controllo democratico delle attività elettorali in città, in particolare nelle zone limitrofe ai seggi. Una specie di “servizio d'ordine democratico” di tutti i cittadini attivi e delle associazioni credibili e autorevoli come la vostra è l'unico strumento in grado di disinnescare possibili pratiche di inquinamento elettorale che turberebbero la libera espressione del voto, valore inviolabile e sancito dalla nostra Costituzione.

Perché Molfetta merita davvero una politica pulita e rinnovata.

E perché voi sareste i migliori garanti di un osservatorio permanente e operativo sul rispetto della democrazia e della legalità per tutte le migliaia di elettori chiamati a decidere, a breve, del futuro della nostra città.

Un abbraccio,

Paola Natalicchio

Candidato sindaco di Pd, Sel, Centro democratico e Lista civica Signora Molfetta.